Tiroide 


Cos'è
E’ una ghiandola situata nella porzione anteriore del collo, del peso di pochi grammi in condizioni normali.

La tiroide, mediante l’azione degli ormoni che da essa vengono secreti, stimola l’attività e il metabolismo di tutti gli organi e sistemi del corpo; in pratica funge da "volano" dell’organismo, determinando una riduzione della velocità di funzionamento dei vari sistemi se essa stessa funziona poco e un aumento della velocità quando il suo funzionamento è elevato. Le malattie, in questi casi, sono rispettivamente l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo.
La tiroide è frequentemente sede di "noduli", cioè piccole o grandi formazioni, uniche o multiple, di tessuto alterato nella sua originale struttura.
La presenza di noduli non è necessariamente correlata ad alterazioni della funzione: una ghiandola con molti noduli può funzionare poco, molto o in maniera regolare; viceversa, è frequente diagnosticare alterazioni della funzione in ghiandole di normali dimensioni e prive di noduli.

Alterata funzione tiroide
Le alterazioni funzionali della tiroide possono determinare una riduzione o un aumento dell’ attività della ghiandola.

L’ aumento della funzione determina l’ipertiroidismo; la riduzione dell’attività determina il quadro clinico dell’ipotiroidismo;

Le cause delle alterazioni della funzione tiroidea .

Le patologie che modificano la funzione tiroidea, riducendola, sono in genere di tipo autoimmunitario, vengono cioè provocate dalla formazione di anticorpianticorpi contro alcune componenti della tiroide. Il nostro organismo produce alcune particolari proteine, gli anticorpi, per combattere gli agenti esterni, come virus e batteri, che determinano malattie,. E questa una funzione molto importante del sistema di difesa, sistema immunitario, del corpo. In alcuni casi il sistema immunitario inizia a produrre anticorpi (autoanticorpi) diretti contro le normali componenti dell’organismo che, "attaccate" dagli anticorpi, subiscono modificazioni della loro funzione.

La tiroide è frequentemente oggetto dell’azione di autoanticorpi.

Se questi provocano una progressiva distruzione delle cellule tiroidee ne risulta un quadro di ipotiroidismo. In altre malattie gli anticorpi stimolano la funzione tiroidea; la patologia risultante è l’ipertiroidismo.

L’ipertiroidismo può essere causato anche dalla presenza di noduli della tiroide che funzionano più del normale; in tal caso si determina il quadro clinico di gozzo uni- o multinodulare tossico.

Anche sostanze introdotte nell’organismo sotto forma di farmaci possono alterare lo stato della tiroide; le più comuni sono quelle contenenti jodio, che è il substrato per la formazione di ormoni tiroidei. Lo jodio è presente in molte composizioni medicinali; in dosi elevate si trova in alcuni farmaci che vengono utilizzati con successo in malattie cardiologiche. In questo caso il medico controlla sempre lo stato morfofunzionale della tiroide sia prima di avviare la terapia sia, periodicamente, nel corso del trattamento.

I sintomi delle malattie disfunzionali della tiroide.

L’ipertiroidismo è caratterizzato da un aumento della velocità con cui si svolgono i processi metabolici dell’organismo; tutto funziona "più velocemente":, il cibo viene assorbito rapidamente e ancora più rapidamente le calorie vengono bruciate. In tal modo si determina un dimagramento, per perdita soprattutto di massa muscolare, con aumento del senso di appetito. Il cuore batte con frequenza maggiore, il sistema nervoso è "eccitato"; spesso l’intestino risponde all’eccesso di ormoni tiroidei con aumento dei movimenti peristaltici (quelli che spingono in avanti il contenuto intestinale) e conseguente diarrea.

Le condizioni generali del paziente peggiorano progressivamente; l’esaurimento muscolare determina fiacchezza e astenia.

L’ipertiroideo assume un caratteristico aspetto "spiritato" a causa della protrusione dei bulbi oculari (esoftalmo): in alcune forme di ipertiroidismo gli occhi sono effettivamente sporgenti, perché spinti in avanti dall’aumento di volume del tessuto retroorbitario, in altri casi è la retrazione della palpebra superiore a dare la sensazione di esoftalmo.

L’ipotiroidismo presenta sintomi opposti: il metabolismo è rallentato, l’ideazione è torpida, la frequenza cardiaca è bassa, la ritenzione di liquidi determina aumento di peso, si hanno frequentemente modificazioni del desiderio sessuale, nelle donne in età fertile compaiono alterazioni delle mestruazioni, fino alla loro scomparsa.

Diagnosi e trattamento
La diagnosi delle alterazioni della funzione tiroidea può essere agevolmente posta in seguito a un’attenta ed esperta valutazione clinica.
L’endocrinologo valuta la presenza di segni clinici compatibili con un’alterazione della funzione tiroidea e consiglia gli esami necessari per una definitiva valutazione.
A tale scopo vengono prescritte le valutazioni ormonali, ecografiche e scintigrafiche che danno un quadro completo dello stato funzionale della tiroide.

La terapia dell’ipotiroidismo consiste nella somministrazione di ormone tiroideo; il mercato offre farmaci sintetizzati in laboratorio che hanno la stessa struttura degli ormoni prodotti dal corpo; la funzione tiroidea può essere sostituita con successo e la qualità della vita dei pazienti ipotiroidei in trattamento non subisce in pratica alcuna riduzione.


L’ipertiroidismo può essere corretto in vari modi: farmaci che bloccano la formazione in eccesso di ormoni tiroidei, chirurgia, somministrazione di jodio radioattivo.

I farmaci disponibili sul mercato per la cura dell’ipertiroidismo vengono utilizzati per periodi piuttosto lunghi: gli ipertiroidismi da malattia autoimmune possono andare incontro a guarigione e in tal caso le cure possono essere sospese. I pazienti devono essere periodicamente rivalutati per cogliere in tempo i sintomi di un’eventuale recidiva della tireotossicosi.

La terapia farmacologica con antitiroidei dell’ipertiroidismo da gozzo multinodulare tossico non può essere invece sospesa perché, in questo caso, il nodulo iperfunzionante, non più frenato dai farmaci, riprende rapidamente a secernere ormoni in eccesso.

La somministrazione di jodio radioattivo può costituire un trattamento definitivo dell’ipertiroidismo; la tiroide è avida di jodio e capta tutto quello che è disponibile nell’organismo. Lo jodio radioattivo distrugge in tal modo le cellule tiroidee e riduce la formazione di ormoni. E’ necessaria un’accurata preparazione del paziente e una corretta valutazione della dose di jodio da somministrare ; in molti casi, però, anche tutti gli accorgimenti necessari non impediscono l’insorgenza di ipotiroidismo post-trattamento.

Un posto di rilievo nel trattamento dell’ipertiroidismo va riservato alla chirurgia. I pazienti nei quali si riesce con difficoltà o non si riesce affatto a mantenere nella norma i valori ormonali traggono giovamento dall'intervento di tiroidectomia totale.

Una nota va fatta riguardo il trattamento dell’esoftalmo: la protrusione dei bulbi oculari determina una serie di disturbi che possono essere debilitanti. La mancata protezione da parte delle palpebre, che non riescono a coprire tutta la superficie dell’occhio, espone al rischio di infiammazioni e infezioni della congiuntiva; l’occhio può sporgere in misura diversa dai due lati, per diverso interessamento dei muscoli retroorbitari, e questo fatto può essere responsabile di diplopia, cioè di visione doppia. E’ pertanto evidente che l’esoftalmo, una volta evidenziato e definito mediante ecografia dell’orbita , va trattato con decisione. La somministrazione di cortisonici a dosaggio elevato, sia per bocca che per via venosa, determina miglioramento dell’esoftalmo. I pazienti che non hanno una buona risposta a questo tipo di terapia possono essere indirizzati a terapia radiante o a trattamento chirurgico; queste due modalità di cura possono essere eseguite soltanto in pochi centri altamente specializzati.


Noduli della tiroide
Il riscontro di formazioni nodulari a carico della tiroide è un’evenienza frequente; succede abbastanza spesso che tali noduli vengano evidenziati in corso di visite eseguite per disturbi non correlati alla tiroide.

Cosa fare quando viene diagnosticata la presenza di noduli a carico della tiroide?

La prima domanda che si pone la persona affetta da noduli tiroidei riguarda ovviamente la possibilità che questi siano di natura tumorale.

Soltanto una percentuale molto bassa di noduli tiroidei è "maligna". Si valuta che il 95% dei noduli sia di natura benigna. Naturalmente è fondamentale una diagnosi di natura precisa e precoce, per permettere, se necessario, un tempestivo intervento chirurgico; la corretta successione delle varie tappe diagnostiche permetterà di definire nel migliore dei modi possibile la natura dei noduli e consentirà il migliore approccio terapeutico.

E’ importante sapere che il trattamento dei tumori tiroidei ha una percentuale molto elevata di successo, inteso sia come guarigione sia come prolungamento della sopravvivenza.

Presso il nostro ambulatorio i pazienti vengono sottoposti a visita medica, prima e importante tappa per decidere passi successivi.

La presenza di noduli viene successivamente definita mediante tecniche di immagine e studi funzionali; tutti questi vengono eseguiti presso il nostro Ospedale.

L’ecografia della tiroide consente di definire la morfologia, il volume, il numero dei noduli; altre caratteristiche ecografiche hanno valore prognostico e possono indirizzare le tappe diagnostiche successive. L’attenta valutazione della ghiandola viene effettuata consensualmente allo studio ecografico degli spazi laterocervicali, di quella zona del collo cioè dove si evidenziano con maggiore frequenza i linfonodi.

L’evidenza di linfonodi in sede laterocervicale si può avere in pazienti affetti da tumore tiroideo, che ha dato metastasi (cioè diffusione delle cellule tumorali) a questi organi. E’ utile però sottolineare che la visualizzazione di linfonodi all’ecografia del collo è un’evenienza frequentissima ; in questa zona, infatti, si trovano linfonodi che si "infiammano" in corso di banali episodi di infezioni delle vie aeree superiori, in corso di otiti, a causa di carie dentaria e diventano pertanto evidenti all’ecografia. I linfonodi infiammati ("reattivi") hanno un aspetto caratteristico che li differenzia da quelli metastatici; hanno una forma ovalare e un’area centrale più chiara ("iperecogena), mentre quelli metastatici hanno in genere forma tondeggiante e l’area iperecogena non è evidenziabile o è eccentrica. E’ pertanto evidente che la competenza e l’esperienza del medico che esegue l’ecografia è fondamentale per definire nel modo più completo l’aspetto di queste immagini. I dati ecografici non hanno comunque valore assoluto e con questa tecnica non è possibile porre una diagnosi certa di malignità o benignità sulle immagini evidenziate.

Una importante evoluzione alla definizione diagnostica delle formazioni nodulari della tiroide è stata impressa dalla messa a punto della tecnica di di materiale bioptico con ago sottile (FNAB = fine needle ago-biopsy), con o senza guida ecografica, per l’effettuazione successiva dello studio citologico.

Con questa tecnica è possibile effettuare ambulatoriamente, senza necessità di anestesia, il prelievo di una piccola quantità di materiale dal nodulo tiroideo. L’esame al microscopio del materiale aspirato consente di stabilire se il paziente va indirizzato al Chirurgo o se si può controllare con terapia mprelievoedica la crescita dei noduli.

Esso quindi guida il comportamento del medico, dando indicazioni sulla possibile evoluzione del nodulo: alcuni aspetti delle cellule vengono interpretati come indice di attività proliferativa del nodulo, più o meno elevata, altri invece indicano che non vi è tendenza alla formazione di nuove cellule. Alcuni aspetti, infine, sono chiaramente indicativi di neoformazione maligna. E’ anche possibile eseguire l’agoaspirato sui linfonodi che appaiono di maggior rilievo all’ecografia, sia per dimensioni sia per aspetto; la presenza di cellule tiroidee in questi preparati indica che i linfonodi sono sede di diffusione di un tumore tiroideo; è altresì possibile valutare la presenza di tireoglobulina, sostanza che viene prodotta esclusivamente dalla tiroide, nelle cellule aspirate dal linfonodo. Un risultato positivo indica presenza di metastasi ai linfonodi.

SCINTIGRAFIA: la scintigrafia tiroidea si esegue mediante la somministrazione di sostanze radioattive che, dopo essersi fissate elettivamente alle cellule tiroidee, permettono di ottenere un’immagine della ghiandola; in tal modo consentono una valutazione sia morfologica sia funzionale della ghiandola. E’ possibile quindi valutare la forma e le dimensioni della tiroide e il suo funzionamento: l’evidenza di noduli "caldi" e di noduli "freddi" corrisponde alla capacità di questi di captare con maggiore , minore o assente avidità il tracciante radioattivo somministrato.

Valutazione ormonale: mediante il dosaggio degli ormoni tiroidei si evidenzia uno stato di alterata funzione della ghiandola. Il riscontro di ormoni più alti della norma fa porre la diagnosi di gozzo uni- o multinodulare tossico; in tal caso la terapia è mirata alla riduzione dei valori di ormoni tiroidei, responsabili dei sintomi da ipertiroidismo

L’integrazione dei dati clinici, funzionali e d’immagine consente di scegliere l’approccio terapeutico più adeguato, indirizzando quindi al Chirurgo soltanto quei pazienti che possono avere reale vantaggio dall’intervento.


Chirurgia
1. La diffusione delle malattie nodulari della tiroide è molto elevata; se tutti i pazienti affetti da questa patologia, che nella gran maggioranza dei casi è benigna, venissero sottoposti a intervento chirurgico si avrebbero almeno due grandi problemi da risolvere:

2. Le sale operatorie di tutto il mondo sarebbero piene di pazienti affetti da noduli tiroidei e gli ospedali non sarebbero in grado di assistere altri tipi di pazienti.

3. Moltissimi malati andrebbero incontro a un rischio operatorio non giustificato dal tipo di malattia.

E’ pertanto necessario valutare con attenzione quali pazienti sottoporre a tiroidectomia.

Il sospetto diagnostico di un tumore della tiroide , fondato sugli esami descritti sopra, è ovviamente il più importante dei fattori che fanno consigliare l’intervento chirurgico.

E’ inoltre frequente il caso di voluminosi gozzi che determinano fenomeni compressivi sulla trachea e conseguente difficoltà respiratoria.

I gozzi multinodulari tossici vengono spesso operati, consentendo così la guarigione dell’ipertiroidismo; al Chirurgo vanno anche indirizzati quei pazienti con ipertiroidismo da gozzo diffuso (autoimmune) che rispondono in maniera insoddisfacente al trattamento medico.


Terapia
I pazienti che presentano queste affezioni e per i quali non è necessario l’intervento di asportazione della tiroide vengono avviati a terapia medica se gli esami mettono in evidenza una normale funzione della ghiandola. La somministrazione di l-tiroxina, sostanza sintetizzata in laboratorio e uguale all’ormone tiroideo naturale, consente di evitare la crescita delle dimensioni dei noduli; è difficile che si assista a una riduzione del volume di questi ma impedirne l’aumento è già un buon risultato terapeutico.

I pazienti che seguono questa terapia vengono controllati periodicamente con una rivalutazione funzionale e d’immagine della tiroide, per accertarsi che la dose di farmaco consigliata sia sempre corretta.

Generalmente è necessaria una rivalutazione semestrale.

Come vengono seguiti i pazienti operati per noduli della tiroide (follow-up).

E’ necessario distinguere i pazienti nei quali viene posta una diagnosi di malattia benigna da quelli nei quali viene diagnosticato un tumore alla tiroide.

Nel primo caso lo scopo della terapia è sostituire la funzione della tiroide, che è stata tolta; nel secondo caso il medico deve accertarsi che il tumore non abbia dato metastasi a organi vicini o lontani, che devono pertanto essere curate tempestivamente, e deve organizzare i controlli per evidenziare in tempo recidive locali o a distanza del tumore e stabilire il miglior approccio terapeutico per le varie evenienze.

A) Follow-up del pz. dopo tiroidectomia totale per gozzo benigno

La tiroide è un organo fondamentale per la vita; fortunatamente è possibile, con i farmaci a disposizione, sostituire in maniera perfetta la funzione della ghiandola mediante somministrazione di tiroxina, sostanza sintetizzata in laboratorio e identica all’ormone naturale.

La quantità di farmaco necessario è proporzionale al peso corporeo del soggetto; è comunque relativamente facile stabilire la dose. In seguito è necessario eseguire, ogni sei-dieci mesi circa, una valutazione ormonale per assicurarsi che la posologia sia sempre corretta.

Il paziente privo di tiroide, in terapia sostitutiva, può svolgere una vita assolutamente normale: può praticare attività fisica, anche agonistica; le donne possono regolarmente avere gravidanze.

Talvolta, dopo l’intervento di tiroidectomia totale, residua una condizione di ipoparatiroidismo. Questo è dovuto all’asportazione delle ghiandole paratiroidee insieme alla tiroide (vedi complicanze della chirurgia). Di conseguenza l’organismo è incapace di mantenere normali livelli di calcio nel sangue con conseguente riduzione della capacità di trasmettere un normale impulso dai nervi ai muscoli; il sintomo clinico più evidente, in questo caso, è la tetania, cioè la comparsa di spasmi muscolari, localizzati ad alcuni distretti o generalizzati. In tale evenienza è necessario assumere farmaci che sostituiscano la funzione delle paratiroidi, come la vitamina D e il calcio.

B) Follow-up del paziente dopo emitiroidectomia.

Un certo numero di soggetti che presentano noduli possono essere sottoposti a emitiroidectomia, cioè a resezione di una parte della tiroide, se la porzione rimanente della ghiandola è esente da noduli.

In tal caso non si ha, generalmente, deficit della funzione tiroidea come esito dell’intervento. Non è perciò necessario somministrare l-tiroxina. Talvolta il farmaco può essere prescritto per evitare che il tessuto tiroideo rimanente vada incontro a fenomeni di ipertrofia (aumento delle dimensioni) o sia sede di nuove formazioni nodulari.

Una considerazione a parte merita naturalmente la diagnosi di tumore della tiroide.

Sono già state esaminate le varie tappe della valutazione diagnostica (visita, ecografia, scintigrafia, esame citologico su agoaspirato…) e della terapia (chirurgia).

COME VIENE SEGUITO IL PAZIENTE OPERATO PER RIMOZIONE DI UN TUMORE DELLA TIROIDE?

C) Follow up del tumore tiroideo

Dopo l’intervento di tiroidectomia totale il paziente è ipotiroideo; è necessario pertanto iniziare il trattamento sostitutivo con ormone tiroideo. E’ inoltre indispensabile valutare se è rimasto tessuto tiroideo e, in caso positivo, quanto ne è rimasto, per poter programmare il trattamento con radiojodio per eliminare (siderare) il tessuto residuo.

La scintigrafia va eseguita circa quaranta giorni dopo l’intervento; perché l’eventuale residuo tiroideo sia in grado di "captare" il farmaco che darà l’immagine alla scintigrafia ("tracciante") è stato finora necessario eseguirla su paziente ipotiroideo; ciò provoca l’insorgenza dei sintomi da ipotiroidismo, che in parecchi casi possono essere debilitanti. Da alcuni mesi è disponibile una nuova metodica, fondata sulla somministrazione di un farmaco (TSH ricombinante), che rende possibile eseguire l’esame continuando ad assumere la terapia con ormone tiroideo ed evitando pertanto i disturbi arrecati dall’ipotiroidismo.

Dopo la scintigrafia è possibile somministrare lo jodio radioattivo, che, con meccanismo già descritto serve a distruggere ("siderare") quanto resta della tiroide.

Soltanto successivamente a questa terapia si può , con un esame scintigrafico di tutto il corpo (scintigrafia total-body o whole-body) valutare la presenza di eventuali metastasi in altri organi, che risulteranno in questo caso captanti il tracciante.

Il radiojodio ha bisogno di alcuni mesi per distruggere le eventuali metastasi; è per questo motivo che bisogna ripetere, a distanza di un anno circa dalla prima somministrazione, un ulteriore esame scintigrafico.

In genere i controlli vengono eseguiti annualmente, per cinque anni; trascorso questo periodo il paziente libero da metastasi viene invitato a controlli meno frequenti.

Altro punto di fondamentale importanza, nel follow-up dei tumori della tiroide, è la valutazione dei valori di tireoglobulina sul sangue; questa sostanza, precursore degli ormoni tiroidei, viene sintetizzata esclusivamente dalle cellule della tiroide. La sua presenza nel sangue indica pertanto che non tutte le cellule tiroidee sono state eliminate.

Il dosaggio della tireoglobulina può, in alcuni casi, essere falsamente positivo

Questo avviene quando il corpo produce anticorpi contro la tireoglobulina, che possono causare la falsa positività dell’esame e vanno pertanto sempre cercati quando si voglia avere un’idea precisa sui valori di tireoglobulina.

Va inoltre controllato il valore del TSH. Questo ormone è prodotto dalla ipofisi per stimolare la funzione della tiroide. Ha quindi la capacità di stimolare la crescita delle cellule tiroidee; per questo motivo il suo valore deve essere mantenuto entro livelli molto bassi mediante la somministrazione di ormone tiroideo. Quindi la terapia con ormone tiroideo , nel caso di tumore della tiroide, è di tipo soppressivo, che serve cioè a mantenere bassi (soppressi) i valori del TSH.

Nel follow up può essere necessario eseguire altri esami che servono a evidenziare le sedi di eventuali metastasi; la radiografia e la TAC del torace e la scintigrafia ossea possono far diagnosticare l’interessamento di polmoni e ossa da parte del tumore.

L’ecografia del collo permette di evidenziare precocemente le recidive locali o in sede linfonodale del tumore tiroideo; è necessario però ricordare che alcuni tipi di tumore tiroideo hanno più possibilità di recidivare al collo e sono pertanto più efficacemente riscontrabili con l’ecografia mentre altri tipi danno meno frequentemente recidive al collo o metastasi ai linfonodi laterocervicali . In questi casi pertanto l’utilità dell’ecografia del collo è minore.

Può rendersi necessario un nuovo intervento chirurgico per asportare una recidiva del tumore o un linfonodo metastatico.

LE TIROIDITI
La tiroide va frequentemente incontro a processi infiammatori.Questi possono decorrere determinando una alterazione della funzione tiroidea .
Le infiammazioni della tiroide hanno cause diverse: infettive nelle cosiddette tiroiditi acute e subacute mentre la formazione di autoanticorpi determina l'’nsorgenza delle tiroiditi croniche (linfocitarie).
Le tiroiditi acute sono rare; la tiroide viene "aggredita" da infezioni batteriche e aumenta bruscamente di dimensioni; il collo è dolorante, a volte si formano ascessi nella zona infetta. Il riconoscimento precoce della malattia è fondamentale per ottenere un buon risultato terapeutico; la cura si basa prevalentemente sulla somministrazione di antibiotici. La comparsa di una raccolta ascessuale può rendere necessario il ricorso al Chirurgo.
Più frequenti e con presentazione stagionale sono invece le tiroididti subacute.Queste sono determinate dall’azione di virus sulla tiroide.
I sintomi, che per molti versi sono altamente specifici, spesso traggono in inganno il malato o il medico che visita per la prima volta il paziente: è presente febbricola e dololore al collo. Compaiono, in maniera graduale e subdola, alcuni segni di ipertiroidismo. Infatti, gli ormoni tiroidei, che sono contenuti all’interno delle cellule della tiroide, vengono immessi nella circolazione in seguito alla "rottura" delle cellule stesse conseguente al processo infiammatorio.

La diagnosi si basa su un’accurata visita medica e sull’esecuzione di alcuni esami: in primo luogo l’ecografia tiroidea che, nelle tiroiditi subacute, presenta modificazioni caratteristiche. Gli ormoni tiroidei (FT3 e FT4) sono spesso superiori alla norma e determinano il quadro dell’ipertiroidismo.
La terapia delle tiroiditi si basa sulla somministrazione di antiinfiammatori; un tempo veniva usata soprattutto l’aspirina, prevalentemente in America, mentre adesso si ricorre ai cortisonici ad alto dosaggio. Questi farmaci hanno un effetto immediato sul dolore e sulla febbre; la loro somministrazione deve essere continuata per periodi lunghi alcuni mesi, per determinare una graduale riduzione del processo infiammatorio della tiroide. E’ necessario seguire con costanza le raccomandazioni dell’endocrinologo curante: la tiroidite subacuta ha la tendenza a recidivare e l’interruzione precoce della terapia accentua questa tendenza.

E’ utile inoltre sfatare una serie di preconcetti riguardo l’uso dei cortisonici, che vengono spesso visti come farmaci pesanti per l’organismo.

I cortisonici NON danno frequenti problemi allo stomaco; è quasi sempre inutile assumere farmaci gastroprotettori durante l’assunzione di cortisonici. E’ ovvio che questo non vale per chi è sofferente di disturbi da ulcera gastrica, che può non tollerare l’assunzione dei cortisonici COME QUELLA DI QUALSIASI ALTRA SOSTANZA MEDICINALE.

I cortisonici NON fanno crescere i peli del corpo; la loro somministrazione NON determina aumento della peluria quindi le donne possono assumerli tranquillamente.

Gli effetti collaterali più frequenti sono dovuti alla capacità dei cortisonici di "trattenere" sali e acqua nell’organismo, determinando così un senso di gonfiore, che sparirà del tutto alla fine della terapia; inoltre i lunghi trattamenti possono determinare una modificazione dell’aspetto del viso, che assume l’aspetto lunare della malattia di Cushing, e una ridistribuzione dei grassi nel corpo. Questo aspetto fastidioso della cura con cortisonici scomparirà del tutto entro poche settimane dalla fine della cura, senza lasciare alcun segno; pertanto la terapia va seguita con fiducia e attenzione.


LE TIROIDITI CRONICHE
Sono infiammazioni della tiroide di tipo autoimmunitario, vengono cioè provocate dalla formazione di anticorpi contro alcune componenti della tiroide.
Il nostro organismo produce alcune particolari proteine, gli anticorpi, per combattere gli agenti esterni, come virus e batteri, che determinano malattie,. E questa una funzione molto importante del sistema di difesa, sistema immunitario, del corpo. In alcuni casi il sistema immunitario inizia a produrre anticorpi (autoanticorpi) diretti contro le normali componenti dell’organismo che, "attaccate" dagli anticorpi, subiscono modificazioni della loro funzione.
Alcuni anticorpi hanno la capacità di "distruggere" le cellule della tiroide, riducendo progressivamente la funzione della ghiandola e determinando il quadro clinico dell’ipotiroidismo.

La tiroidite di Hashimoto è la forma più comune di queste; è relativamente frequente e rappresenta la causa principale di ipotiroidismo.

Il processo infiammatorio cronico è a volte causato da anticorpi che, invece, stimolano la funzione della tiroide; si ha in questi casi il quadro clinico dell’ipertiroidismo.

La malattia di Graves-Basedow è la forma più frequente di ipertiroidismo autoimmune.
 

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